Una giornata di studi sulla figura di Tonino Bello

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Una giornata di studi sulla figura di Tonino Bello

Nel giorno del ventiduesimo anniversario della scomparsa del Vescovo di Molfetta, chiederò formalmente alla Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, di dedicare, nell’ambito delle iniziative della Camera, una giornata di studi sulla figura di Don Tonino Bello. Se i miracoli e le virtù cristiane di questo “Servo di Dio” attengono al processo di beatificazione, avviato nel 2007 dalla Congregazione per le Cause dei Santi, l’iniziativa della Camera dovrebbe indagare sulle sfide sociali e politiche con cui si è misurato questo figlio di un Mezzogiorno del mondo, e sull’eredità che ci lascia.

Pochi uomini di Chiesa sono stati un punto di riferimento per credenti e laici e per politici di ogni formazione, come Don Tonino. Le sue preghiere sono state messe in musica, si moltiplicano i libri e gli spettacoli teatrali che raccontano le sue battaglie al fianco degli operai, dei braccianti, dei pacifisti e degli immigrati. Qual è l’attualità della sua figura e il valore della sua testimonianza?

La sua idea di chiesa conciliare, il suo slancio di fede incarnato nelle sfide del suo tempo, il suo pacifismo audace, la sua difesa del territorio come “salvaguardia del Creato” quanto sono attuali 20 anni dopo? Oggi che i simboli religiosi sembrano risucchiati dalla logica della violenza e della guerra piuttosto che sprigionare energie di spiritualità e pace.

Oggi che basta un evento climatico avverso per assistere a smottamenti e disastri ambientali.

E’ per tutti un esempio l’impegno personale di Don Tonino contro le diseguaglianza e per diffondere un nuovo umanesimo capace di contrastare il nichilismo delle coscienze. La sua azione in favore dei più poveri, degli ultimi, degli immigrati, in cui riconoscere il fratello a cui qualcuno non vuole dare “neppure l’ospitalità della soglia”, trova nuova concretezza, mentre i venti di guerra moltiplicano i richiedenti asilo politico e protezione umanitaria. Le sue lezioni di tolleranza e di pace, declinata come “convivialità delle differenze” dal Vescovo di Molfetta, che offriva friselle e conforto ai viandanti che bussavano alla sua diocesi, ci ricordano che l’Italia ha una storia di accoglienza.

Se Don Tonino si indebitava per costruire case di accoglienza, l’inchiesta su Mafia Capitale racconta una storia diversa: qualche corrotto lucrava sull’accoglienza degli immigrati. E non è meno grave che oggi, chi ha responsabilità politiche, inviti a bruciare i campi nomadi o non tenga conto degli inviti dei prefetti a suddividere più equamente tra le Regioni il carico di disperati che salviamo dalla morte in mare. Nelle sue “Lettere sulla politica”, Don Tonino afferma il primato della responsabilità, l’impegno politico come servizio per il bene comune, per la giustizia sociale, testimoniando il valore della solidarietà, della gratuità. Attualissima è la sua lezione sulla politica come “mistica arte” con la missione nobilissima di costruire scenari di futuro. E il futuro che evocava lo sguardo di mons. Bello era quello planetario, con il comune destino di un’unica famiglia umana. Il futuro del dialogo e del riconoscimento reciproco, non certo della paura e delle guerre di civiltà.

“I poveri – come ha ammonito Papa Francesco – non possono essere un’occasione di guadagno”.

Non sono certo il primo a notare una somiglianza tra lo stile di Papa Bergoglio e quello del Vescovo di Molfetta, che amava la semplicità, la bellezza che sapeva vedere in ogni incontro con l’altro, la natura e la poesia. La spiritualità francescana del Pontefice, il tono provocatorio delle parole da lui usate contro la degenerazione della politica, la corruzione mafiosa o il genocidio degli Armeni fanno pensare al modo franco, coraggioso e schietto con cui Don Tonino, dell’Ordine Francescano Secolare, si rivolse più volte a segretari di partito, amministratori e dirigenti sindacali. Non per nulla il prete antimafia Don Luigi Ciotti espone nel suo ufficio proprio la foto di Don Tonino. Non l’ho vista, ma mi piace immaginare che sia quella in cui, ancora parroco di Tricase, suona la fisarmonica – strumento della nostra tradizione di musica popolare – mentre i “suoi” ragazzi, quelli che ha educato e protetto, gli si stringono intorno festosi. I ragazzi a cui, poco prima di morire, lascia il suo testamento spirituale: “Non abbiate mai paura – disse loro – di essere carichi di utopie, di idealità purissime, soprattutto quelle che si rifanno ai grandi temi della pace, della giustizia, della solidarietà”.

Quanto bisogno c’è oggi di utopie e idealità purissime?

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